Trattamento di Fine Rapporto: dall’indennità di anzianità alla previdenza complementare

TFR è l’acronimo di Trattamento di Fine Rapporto: è parte integrante della retribuzione lorda, ma non disponibile immediatamente: si tratta di un salario differito, del quale è proprietario il singolo lavoratore e il datore di lavoro che lo  trattiene e ne è responsabile.

La storia
Le origini della disciplina del T.F.R. si trovano in un passato remoto: un’indennità di anzianità era stata istituita nel 1916 a favore degli impiegati richiamati alle armi e successivamente nel 1919 a favore di tutti gli impiegati che avessero maturato un’anzianità particolarmente elevata.

Nel 1924 un Regio Decreto aveva previsto un’indennità di anzianità dovuta solo per gli impiegati e solo in caso di licenziamento in misura pari alla metà dell’importo di tante mensilità di stipendio per ogni anno di lavoro prestato.

Ma solo nel 1942 è stato approvato con Regio Decreto l’art. 2120 del Codice Civile che ha esteso il beneficio anche agli operai in misura differenziata per categoria e per contrattazione collettiva.

L’indennità di anzianità si era sviluppata come istituto a carattere misto previdenziale/assistenziale, finalizzata ad assicurare il sostentamento del lavoratore, durante il periodo di disoccupazione, nella ricerca di un nuovo posto di lavoro o del trattamento pensionistico.

Fino al 1966 l’indennità era dovuta solo in caso di licenziamento non per colpa del lavoratore.

Con la legge n. 604 del 1966 l’indennità di anzianità acquisita cambia natura: è dovuta   in tutti i casi di risoluzione del rapporto di lavoro, assume quindi la forma di un accantonamento finanziario obbligatorio gestito dal datore di lavoro per conto di tutti i lavoratori alle proprie dipendenze.

Leggi successive sono intervenute a regolare questo Istituto, le più significative e attualmente in vigore sono state:

Legge 297 del 1982  che ha modificato interamente l’art. 2120 del C.C. stabilendo che il TFR sia calcolato come sommatoria di accantonamenti annuali (retribuzione annua diviso 13,5) rivalutati annualmente in base agli indici Istat;

Da ultima, la riforma del dicembre 2006 che ha previsto con decorrenza 1 gennaio 2007 l’obbligo per il lavoratore di scegliere se mantenere il TFR nella sua forma attuale, la comunemente detta “liquidazione”, oppure destinarlo alla costruzione di una pensione integrativa versandolo ai Fondi Pensioni di categoria, previsti dal Contratto Collettivo oppure aperti presenti nel libero mercato.