Di recente è entrata in vigore in Francia una nuove legge che sancisce per i lavoratori digitali il “diritto alla disconnessione” che significa: mai più computer- tablet – smartphone sempre accesi a qualsiasi ora del giorno e della notte per esigenze di lavoro (“always on” in inglese), condizione necessaria per recuperare una vita privata che vada oltre il lavoro.

E’ un diritto di nuova generazione, di cui i più accorti studiosi giuslavoristi e persino filosofi avvertirono l’importanza sin dai primi anni duemila, in pratica agli albori di internet, arrivando ad elaborare le prime riflessioni sull’argomento.

La nuova legge francese punta a mettere un freno alla reperibilità continua del lavoratore, insita nell’utilizzo delle nuove tecnologie internet, di per sé molto pervasive, introducendo, in buona sostanza, una serie articolata di diritti e doveri relativi ai momento del giorno o alle fasi della settimana nelle quali i dipendenti hanno il diritto di non essere connessi. Tale diritto aveva trovato in Francia una sua prima regolamentazione, nell’ambito di alcuni importanti contratti collettivi di lavoro, oltre che di numerosi accordi individuali, alla quale poi il legislatore si è ispirato per la legge quadro nazionale.

Molti grandi gruppi europei (Deutsche Telekom, Bayer, Volkswagen, Orange, Axa e tanti altri) hanno già introdotto a livello di contrattazione aziendale, norme che fissano paletti per evitare lo stress da connessione perpetua: ad es. in Axa esiste un codice che limita il dovere di leggere e rispondere a mail e sms; in Volkswagen i server vengono spenti mezz’ora dopo la fine dei turni e riaccesi mezz’ora prima l’inizio dei nuovi turni; in Deutsche Telekom usciti dall’ufficio non si devono più leggere le mail.

In Italia sta avvenendo il processo inverso: fino ad oggi la questione non è stata affrontata a livello di accordi collettivi, né ha ricevuto una particolare attenzione nella riflessione giuslavoristica. Sta colmando il vuoto il legislatore, dal momento che è in corso di approvazione in Parlamento la legge cosiddetta dello “smart working” o “lavoro agile” che, fra le altre cose, prevede l’espresso riconoscimento, a determinate condizioni, del diritto alla disconnessione, e rimanda alla contrattazione collettiva ed anche individuale la definizione delle modalità concrete per l’esercizio efficace di tale diritto.

Le parti sociali sono quindi chiamate a svolgere un ruolo importante affinché tale diritto di nuova generazione trovi una sua definita concreta area di tutela. Ma si dovranno impegnare molto per acquisire una maturità culturale rispetto alla questione, che ad oggi appare alquanto deficitaria. Ma molti segnali in questa direzione lasciano ben sperare.

 

(Queste note prendono spunto da una intervista rilasciata da Emanuele Dagnino, ricercatore del Centro Studi Giuslavoristici ADAPT).