Qualche cenno su cos’è il riscatto laurea. E’ un istituto di natura previdenziale, presente da  molto tempo nel nostro ordinamento, che consente di valorizzare gli anni del proprio percorso di studi universitari in anni utili sia per aumentare l’anzianità contributiva che per il calcolo del quantum di pensione.

Il riscatto è una facoltà, esercitabile su domanda dell’interessato, che abbia effettivamente conseguito, al termine del percorso di studi, il diploma di laurea; sono esclusi quindi coloro che pur avendo frequentato l’università non abbiano poi ottenuto il titolo. I titoli riconosciuti sono tutti quelli previsti dal “vecchio e nuovo ordinamento”, i diplomi di specializzazione post laurea, i dottorati di ricerca.

Sono riscattabili anche titoli di studio conseguiti all’estero purché di valore legale in Italia, e anche due o più corsi di laurea. Non sono invece riscattabili eventuali periodi di studio “fuori corso” né periodi in cui l’interessato sia stato contestualmente studente e lavoratore; in quest’ultimo caso in quanto il periodo di studi risulta già previdenzialmente coperto proprio dall’attività lavorativa svolta.

Il riscatto è sempre oneroso: spetta all’Ente previdenziale destinatario della domanda (Inps o altre Casse) quantificare l’onere di riscatto, che può essere pagato in un’unica soluzione o anche a rate; nel caso in cui non si completi il pagamento delle rate, sarà considerato coperto previdenzialmente solo il minor periodo corrispondente alle rate versate; non è possibile in nessun caso ottenere la restituzione di quanto versato.

Il riscatto non è soggetto a tempistiche particolari, quindi può essere richiesto in qualsiasi momento, e facendo valere anche periodi parziali, più brevi rispetto alla durata legale del corso, ciò secondo valutazioni di convenienza; in tal caso a minori periodi coperti corrisponderà un onere di riscatto inferiore.

Quanto costa. Gli oneri di riscatto (che altro non sono che contributi) vengono calcolati dall’Inps (o dalle Casse) in maniera diversificata, secondo le regole del sistema retributivo (riserva matematica) o contributivo (% contributi pensione) in ragione degli anni in cui si collocano i periodi da coprire. La base di calcolo è costituita dalle retribuzioni degli ultimi dodici mesi precedenti la domanda di riscatto. Quindi più alta è la retribuzione maggiore sarà l’onere di riscatto (ma anche l’accantonamento pro pensione). I contributi pagati sono fiscalmente deducibili dal reddito, quindi si può dire che gran parte dell’onere è pagato dalla deducibilità fiscale, che sarà massima se il pagamento avviene in forma rateale (si lucra infatti l’aliquota marginale).

Il Sole 24 ore del 7 febbraio 2019 fa il seguente esempio: reddito lordo anno 40mila euro- corso di studi riscattati 4 anni – stima onere di riscatto 53.000 euro – rateizzazione massima 10 anni – risparmio imposta per deducibilità fiscale 21.000 euro – maggiore pensione futura ipotizzata 225 euro lorde mese.   

Questi i costi del riscatto ordinario. Il Decreto Legge 4/2019, ancora in fase di conversione in legge, ha introdotto una nuova forma di riscatto, cosiddetta “a forfait”, utilizzabile, in alternativa al riscatto ordinario,  solo dagli under 45, utile a riscattare periodi di studio che si collochino interamente o solo in parte dopo il 1996.L’onere di riscatto è prestabilito in misura forfettaria (33% del minimale di reddito gestione lavoratori autonomi), per un importo che oggi si aggira intorno ai 5.240,00 euro per ogni anno di riscatto, rateizzabile in max 10 anni senza interessi, con deducibilità fiscale dell’onere nell’anno in cui viene pagato. Sempre secondo l’esempio del Sole 24 ore, per una laurea quadriennale, tale onere consente di stimare un “aumento prospettico della pensione di circa 90 euro mensili “. Come si vede a minori contributi versati corrisponde un adeguamento inferiore della pensione.

Ancora: se il richiedente non può usufruire della deducibilità fiscale in quanto non dispone di redditi propri o comunque risulta fiscalmente a carico, ad esempio dei genitori, questi possono godere della detrazione fiscale del 19% dalle proprie imposte per gli oneri di riscatto pagati.

Convenienza. La natura onerosa del riscatto impone di valutare molto attentamente la convenienza dell’operazione, sia con riguardo al riscatto ordinario che a quello a forfait. Una indicazione univoca valevole per tutti è impossibile darla, poiché i vantaggi (al di là di condizionamenti legati anche a futuri sviluppi legislativi) dipendono spesso da fattori e situazioni molto personali, come ad esempio, quando si sono finiti gli studi, la posizione lavorativa odierna o le prospettive prossime future, la storia assicurativa del richiedente, l’adesione o la propensione ad aderire a forme di previdenza complementare, l’attenzione verso altre forme di investimento delle proprie risorse finanziarie presenti o future (polizze, fondi, ecc..),  la situazione familiare e patrimoniale. Una valutazione quindi che va fatta in maniera professionale possibilmente ricorrendo all’aiuto di esperti.

In linea del tutto generale, e fatte salve valutazioni più puntuali secondo quanto sopra detto, si può dire che il massimo della convenienza è ottenibile quando: a) la domanda  avanzata precocemente consente di lucrare un  minore onere di riscatto  nel presupposto che manchino redditi personali o questi, nei primi anni di lavoro, siano tendenzialmente più bassi; b) l’accredito contributivo per effetto del riscatto, consente di ottenere una pensione anticipata, secondo le diverse finestre di uscita previste, possibilmente anche con accesso al sistema di calcolo retributivo o misto, (oggi sempre più residuali ma in genere più convenienti rispetto a quello contributivo).

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