La Corte di Cassazione, con sentenza del 5 maggio 2016, rigettava il ricorso di una grande azienda nel settore delle telecomunicazioni che aveva licenziato un dipendente per aver eseguito false registrazioni dell’orario di lavoro, autocertificando le prestazioni accessorie con il sistema di rilevazione presente in azienda. La società in questione aveva scoperto l’illecito effettuando un controllo a campione, ma contestando fatti risalenti ad oltre un anno.

In tal modo, pregiudicava le esigenze difensive del lavoratore rispetto ai fatti contestati “atteso che essi per loro natura richiedevano un preciso ricordo del dipendente dei propri orari di lavoro e di eventuali spostamenti dalle sedi di lavoro, del tutto impossibile considerato il lungo tempo trascorso tra i fatti addebitati e la loro contestazione”, e a nulla rilevando, in questo caso, le modalità di controllo e la complessità dell’organizzazione aziendale.

La Corte precisa che “il principio di immediatezza deve intendersi in senso relativo, dovendosi tenere conto delle caratteristiche dell’infrazione e della necessità di un margine temporale per il suo accertamento”; tale intervallo di tempo, però, non può essere tale, in rapporto all’istruttoria da svolgere, da pregiudicare l’esigenza del lavoratore di difendersi rispetto agli esiti dell’indagine.

L’immediatezza della contestazione, conclude la Corte, se da un lato “si configura per il lavoratore come garanzia difensiva di tipo procedurale, prima ancora costituisce, per il datore, elemento costitutivo del potere di recesso per giusta causa, la cui mancanza esclude il potere sostanziale di recedere dal rapporto”, con conseguente illegittimità del licenziamento.

Sentenza:

Corte di Cassazione 5 maggio 2016