Cosa succede se il dipendente, a seguito di controlli effettuati dal datore di lavoro, viene “sorpreso” non in compagnia del familiare disabile durante le ore di permesso Legge 104?

La legge, una volta poste le condizioni che determinano il diritto a chiedere i permessi, non si spinge ad imporre espresse restrizioni in termini di ore da dedicare e non dedicare alla cura del familiare; dobbiamo pertanto affidarci alla giurisprudenza formatasi nel tempo nell’esaminare casi concreti.

E la giurisprudenza è ormai unanime nell’affermare che, se nei normali giorni lavorativi il dipendente presta effettiva assistenza al familiare al di fuori dell’orario di lavoro, non si può pretendere che tale assistenza debba essere prestata in tutto o in parte anche nelle ore di permesso, le quali anzi sono finalizzate (naturalmente entro limiti ragionevoli) a sollevare il familiare dalla gravosità del compito.

Illuminante, sotto questo aspetto, una sentenza del 2014 della Corte di Appello di Torino, che dichiarava illegittimo il licenziamento di una dipendente “sorpresa” non in compagnia della nonna disabile durante le ore di permesso: ciò in virtù della prova, fornita dalla lavoratrice, della concreta assistenza prestata quotidianamente alla familiare, anche in ore notturne e, quindi, della conseguente irrilevanza, a giudizio della Corte, di come avesse speso le ore di permesso L. 104.

In definitiva, si dovrà valutare caso per caso la “genuinità” dei permessi, tenendo conto del corretto bilanciamento tra le esigenze di chi è bisognoso di cure e di chi le offre e ferma restando, naturalmente, la natura solidaristica della Legge 104, tesa a tutelare il disabile e non a introdurre privilegi per il familiare lavoratore.