Spesso si pone la questione se un lavoratore con contratto a tempo parziale presso un datore possa contemporaneamente svolgere un altro rapporto di lavoro a tempo parziale presso un altro datore e soprattutto a quali condizioni.

La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 13196 del 25 maggio 2017 contribuisce a fare chiarezza sulla questione ribadendo un concetto fondamentale:

in presenza di un rapporto a tempo parziale, il datore di lavoro non può impedire al lavoratore di sottoscrivere un altro contratto di lavoro. Tale divieto, infatti, contrasterebbe con il principio, sancito anche a livello comunitario, secondo il quale il lavoratore ha la piena disponibilità del proprio tempo libero al di fuori dell’occupazione lavorativa.

Ciò è in linea con un più ampio regime di tutela del lavoro a tempo parziale, che pone inoltre precise limitazioni, sia di carattere legislativo che contrattuale, all’introduzione di clausole elastiche che consentano di derogare all’orario concordato, sia nella durata che nella distribuzione giornaliera delle ore di lavoro.

Altra cosa è la valutazione di incompatibilità (e del relativo regime sanzionatorio) del nuovo rapporto di lavoro rispetto al primo, sia per quanto riguarda il c.d. “obbligo di fedeltà”, che consiste nel divieto di portare a conoscenza del secondo datore dati e contenuti della prima attività, sia per quanto riguarda la questione della “non concorrenza”; aspetto piuttosto delicato quest’ultimo, che come noto consiste nel divieto posto in capo al lavoratore di non operare in contemporanea presso altro datore che svolga attività concorrente, salvo consenso espresso da parte del primo datore.

Anche i dipendenti della Pubblica Amministrazione possono svolgere un secondo lavoro, a condizione però che vi sia una specifica autorizzazione da parte dell’Amministrazione stessa.

Da segnalare infine che la sussistenza di due rapporti di lavoro subordinato a tempo parziale trova un limite nel rispetto delle norme generali sull’orario di lavoro, di cui al Dlgs 66/2003, che prevedono:

  1. Durata massima settimanale (48 ore),
  2. Riposo settimanale di almeno 24 ore,
  3. Riposo giornaliero di 11 ore consecutive ogni 24.

Va detto che le sanzioni per il mancato rispetto di tali limiti sono di difficile applicazione nel caso del doppio part-time dato che, pur essendovi l’obbligo del lavoratore di informare il proprio datore di lavoro dell’ulteriore prestazione, la norma è focalizzata sull’unico datore di lavoro, il quale potrebbe non essere a conoscenza della seconda attività del proprio dipendente e della relativa durata. Tutto va esaminato e rapportato al caso concreto.

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