La legge di Bilancio 2018 (L. 2015/2017 art. 1 c. da 910 a 914) ha introdotto il divieto assoluto per datori di lavoro e committenti di corrispondere retribuzioni e compensi a mezzo di denaro contante, qualunque sia la tipologia di rapporto di lavoro o collaborazione instaurato.

In particolare i rapporti di lavoro coinvolti sono:

rapporti di lavoro subordinato, svolti con qualsiasi modalità e durata (apprendistato, a chiamata, a termine, full-time, part-time, a domicilio, telelavoro, in modalità smart-working, riders, ecc..);

rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di qualsiasi genere, ivi compresi i compensi amministratori, in quanto assimilati al compenso da lavoro dipendente e certificati da cedolino paga;

→ contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma da cooperative con i propri soci ai sensi L. 142/2001.

Restano esclusi dal divieto soltanto i rapporti instaurati:

→ con le Pubbliche Amministrazioni di cui all’art. 1 c. 2 D.Lgs. 165/2001

→ con gli addetti ai servizi familiari e domestici (colf, badanti, autisti, ecc..)

→ in relazione a compensi derivanti da borse di studio, tirocini/stage, rapporti di lavoro autonomo di natura occasionale.

 Forme di pagamento ammesse

Dal 1^ luglio 2018 il pagamento di retribuzioni e compensi è ammesso unicamente con le seguenti modalità:

bonifico (bancario o postale) sul conto identificato dal codice IBAN comunicato dal lavoratore;

strumenti di pagamento elettronico;

pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale ove il datore abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;

♦ emissione di assegno consegnato direttamente al lavoratore, o in caso di suo comprovato impedimento, ad un suo delegato (l’impedimento si intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a 16 anni).

Anche il pagamento di eventuali anticipi di stipendio in corso di mese deve risultare tracciabile secondo le modalità sopra indicate.

Si ritiene siano invece escluse dall’obbligo di tracciabilità le somme di denaro dovute, anche sotto forma di anticipo di cassa, a copertura di spese sostenute in trasferta, in quanto non costituenti retribuzione, e purché le stesse risultino puntualmente rendicontate e documentate. Sul punto si attendono chiarimenti; ove possibile è comunque consigliabile evitare, anche per queste casistiche, l’uso del contante.

Firma della “busta paga”

Recita la norma, al comma 912: “la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione” Non è una novità, era così anche prima. Ora, l’unica prova ammessa del pagamento è quella della sua tracciabilità con le modalità indicate.

Sanzioni

L’utilizzo del contante, in violazione della norma, comporta una sanzione amministrativa, per ogni episodio, da 1.000 a 5.000 euro. Non è ammessa la diffida ad adempiere considerato che l’illecito non è più sanabile.