Il documento che datore di lavoro e lavoratore sottoscrivono per dar inizio ad un nuovo rapporto di lavoro, si deve più propriamente chiamare “contratto di assunzione” e non già lettera di assunzione come normalmente avviene. Parlare di semplice lettera (etimologicamente “comunicazione scritta che un soggetto trasmette ad un altro) è alquanto sminuente per non dire fuorviante.

Le parti infatti stipulano un vero e proprio contratto (etimologicamente “contenuto di uno scritto dal precipuo valore giuridico”) con il quale definiscono, nero su bianco, direttamente ed anche con richiami a contratti collettivi e norme esistenti, le condizioni che regolano il rapporto di lavoro.

Anche se di norma il documento viene predisposto dal datore di lavoro, nel rispetto di certi canoni formali, ciò non ne fa venir meno il carattere “bilaterale”, posto che nei suoi contenuti concreti va a contemperare opposti interessi; con la sua sottoscrizione le parti certificano la raggiunta intesa.

In esso saranno infatti definite le mansioni, l’inquadramento contrattuale, la dipendenza gerarchica, la durata del rapporto, sede e orario di lavoro, il trattamento economico, il riconoscimento di eventuali benefit. Altre clausole particolari potranno essere fatte valere e produrranno i loro effetti concreti, per ambo le parti, solo se espressamente pattuite per iscritto: parliamo di patto di non concorrenza, patto di durata minima, prolungamenti del preavviso, condizioni di revoca di eventuali indennità retributive accessorie.

Discorso a parte merita il periodo di prova, il cui mancato superamento (ad es. per insoddisfacente resa lavorativa), potrà essere validamente invocato solo se pattuito nel contratto per iscritto ad substantiam, prima di iniziare la prestazione, e non senza aver valutato con attenzione la piena rispondenza delle mansioni effettivamente svolte in concreto con quelle indicate puntualmente nel contratto.

In un contratto di assunzione ben fatto ciò che è convenuto non si intende sotteso. Si definiscono i confini delle ingerenze del datore e gli impegni del lavoratore. Si prevengono possibili contenziosi, sempre possibili, specie in presenza di clausole opache o ambigue.

La mancanza del contratto di assunzione è sanzionata.

Poiché il rapporto si costituisce comunque validamente, anche in assenza del documento scritto, se ne deduce che la nobiltà di tale documento, ove redatto, sta essenzialmente nel potere intrinseco di regolare compiutamente il rapporto fra le parti, secondo i reciproci desiderata, posto che la sostanza del rapporto non può certo scaturire dal documento, ma solo dal concreto esplicarsi della prestazione lavorativa, sin dal primo giorno del suo avvio.