In questo Focus diamo conto dei principi giuridici che occorre tenere presenti per qualificare un rapporto di lavoro come autonomo oppure subordinato.

Le attività di lavoro autonomo, sono regolate dall’art. 2222 e seguenti C.C., che definisce il lavoro autonomo come un contratto d’opera in base al quale “una persona si obbliga a compiere, verso un corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente” (e, aggiunge una Cass.29.5.1991 n. 6086 “in condizioni di assoluta indipendenza”). Ulteriori precisazioni a proposito delle professioni intellettuali per le quali è prevista l’iscrizione ad Albi o Ordini, sono contenute negli artt. 2229 e seguenti C.C. dove, tra l’altro, si parla di congruità dei compensi, da commisurarsi cioè “all’importanza dell’opera e al decoro della professione”, posto che, se anche liberamente determinabili fra le parti, non si può prescindere dal dare il giusto valore economico alla prestazione resa, considerando l’importanza, la difficoltà, la complessità, il luogo, il tempo, l’urgenza e con rifusione di spese.

Più precisamente quindi è lavoratore autonomo colui che esercita un’attività personale e organizzata in proprio, anche se funzionalmente inserita nel contesto organizzativo del committente, dispone di propri strumenti di lavoro, sceglie autonomamente le modalità di esecuzione delle prestazioni, soggiace alle sole direttive generali e/o linee guida stabilite dal committente, ha diritto ad un onorario adeguato, assume una responsabilità professionale diretta.

L’art. 2094 del C.C. definisce Prestatore di lavoro subordinato “chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore”. La norma e la giurisprudenza formatasi nel tempo, consentono di affermare che ciò che caratterizza nei fondamenti il rapporto di lavoro subordinato è l’assoggettamento ai poteri direttivi ed organizzativi dell’imprenditore comportanti: inserimento istituzionale e logistico nella organizzazione aziendale diventandone parte integrante, obbligo di attenersi a puntuali direttive tecnico- operative, esercizio del potere disciplinare, mancanza del rischio di impresa, predeterminazione di un compenso costante, in virtù della messa a disposizione delle proprie energie lavorative, a prescindere dal risultato.

Le prestazioni rese da un soggetto che sia anche iscritto ad un Albo Professionali, non sono di per sé sintomatiche della sussistenza tout court di un rapporto di natura professionale: tale sussistenza è infatti solo presunta, salvo prova contraria; una sua diversa qualificazione può quindi scaturire in seguito a puntuale verifica sulle concrete modalità di svolgimento del rapporto stesso. Va osservato che la dottrina dominante e la giurisprudenza lavoristica più recente hanno avuto modo di precisare che nel contratto d’opera, a differenza che in quello di lavoro subordinato, vige una presunzione di pariteticità ed autonomia delle parti negoziali, le quali ben possono, anzi devono, concordare liberamente, modalità di esecuzione delle prestazioni, secondo le più varie esigenze, ma pur sempre nei limiti posti dalla acclarata autonomia del rapporto, affinché questo non sia diversamente configurabile. In siffatto rapporto non è ammessa la preminenza giuridica e fattuale di un soggetto contraente rispetto all’altro. 

Nel caso venga contestata una errata qualificazione del rapporto, si produrranno conseguenze pratiche molto rilevanti, dovendo regolare secondo la nuova qualificazione tutti gli aspetti retributivi, contributivi e assicurativi, con corollario di sanzioni e spese.