Nel corso del rapporto di lavoro si verifica talvolta che il lavoratore sia invitato dal proprio datore a non presentarsi in ditta nelle giornate in cui non c’è necessità per mancanza o scarsità di lavoro. Questa sospensione della prestazione comporta o no il pagamento della retribuzione per le ore e /o i giorni non lavorati?
Per rispondere occorre rifarsi alle regole basi che presiedono al rapporto di lavoro. Con il contratto di lavoro subordinato il lavoratore si mette a disposizione del datore e si obbliga a rendere la prestazione lavorativa nei luoghi e secondo gli orari stabiliti; per contro il datore si obbliga ad erogare la retribuzione concordata, che non potrà comunque essere inferiore ai minimi contrattuali stabiliti dai contratti collettivi di lavoro.
Nel caso di calo di attività tale da richiedere una minore prestazione del lavoratore per un certo tempo, il datore può ricorrere alle varie soluzioni legalmente praticabili, che sono principalmente:

  • passaggio al part-time, anche solo temporaneamente per un periodo più o meno lungo, previo accordo del dipendente, da stipularsi per iscritto e con definizione delle condizioni anche economiche;
  • fruizione di ferie e/o permessi maturati e non ancora goduti, o con ricorso agli accantonamenti della banca ore se prevista;
  • aspettativa non retribuita, mediante accordo scritto (consigliato dare data certa) fra le parti che ne specifica la durata;
  • cassa integrazione o contratti di solidarietà, anche con ricorso al sostegno degli enti bilaterali se presenti; questi istituti consentono di integrare parzialmente la retribuzione persa dal lavoratore per le ore di lavoro non prestate e in genere si attivano mediante accordo sindacale.

Diversamente se il datore di lavoro, non può o non vuole attivare queste strade, e sospende comunque unilateralmente il rapporto di lavoro, rifiutando la prestazione del lavoratore, anche per motivi leciti come può essere la scarsità di lavoro, sarà ugualmente dovuta al lavoratore la retribuzione piena, con il relativo carico di contributi.

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