Se ad un dirigente viene concesso un periodo di aspettativa con la promessa di rientrare in servizio al termine della stessa, non è poi possibile licenziarlo, senza consentirgli di riprendere servizio, sostenendo che nel frattempo in azienda non sono più disponibili le posizioni occupate dal dirigente prima dell’aspettativa. Tanto più se nell’accordo scritto siglato tra le parti era stato previsto che il rientro nella società sarebbe stato assicurato anche realizzando delle modifiche organizzative, se necessario. Nel caso specifico il documento che regolava il periodo di aspettativa ha introdotto un obbligo per il datore di lavoro “comportante un’evidente limitazione in via convenzionale del potere di recesso datoriale” Inoltre, sostengono sempre i giudici, si deve tener conto dell’affidamento “suscitato dalla società, con l’impegno contratto nei suoi confronti, presso il dirigente……di una sicura collocazione in una posizione professionale equivalente…… e poi tradito con il licenziamento”. Così recita la sentenza n. 14398 del 5 giugno 2018.

Corte di Cassazione - n. 14398 del 5 giugno 2018