Il terremoto che ha colpito il Centro-Italia lo scorso 24 agosto, ci fornisce l’occasione, purtroppo, per riepilogare brevemente la gestione dei permessi accordati ai lavoratori impegnati nelle attività di soccorso.

I lavoratori operanti, in qualità di volontari, nelle organizzazioni della protezione civile, iscritte negli appositi elenchi nazionali e/o territoriali, possono chiedere al proprio datore di lavoro di assentarsi dal lavoro per l’espletamento delle attività di soccorso e di assistenza in occasione di calamità naturali o catastrofi nonché per le attività di addestramento e simulazione, pianificate dall’Agenzia Nazionale per la Protezione civile o dalle altre strutture operative istituzionali di protezione civile (DPR 194/2001).

I volontari che partecipano all’opera di soccorso (effettivamente prestato) hanno diritto:

  • al mantenimento del posto di lavoro;
  • al mantenimento del trattamento economico e previdenziale da parte del datore di lavoro;
  • alla copertura assicurativa secondo le modalità previste dall’art. 4 L. 11/8/1991, n. 266 e DM attuativi.

La retribuzione corrisposta è soggetta al normale trattamento previdenziale e fiscale.

Il datore di lavoro deve consentire il predetto impiego:

  • per un periodo non superiore a 30 giorni continuativi e fino a 90 giorni nell’anno per calamità naturali, catastrofi, eventi fronteggiabili con mezzi e poteri straordinari;
  • per un periodo non superiore a 60 giorni continuativi e fino a 180 giorni nell’anno in caso di emergenza nazionale e per i casi di effettiva necessità singolarmente individuati;
  • per un periodo non superiore a 10 giorni continuativi e fino a 30 giorni nell’anno, per attività di pianificazione, simulazione, addestramento, formazione dei volontari.

Quando al lavoratore viene chiesto il proprio intervento, in veste di volontario, per un evento o un’attività di protezione civile, lo stesso è tenuto a fornire al datore di lavoro idonea documentazione; in particolare l’attestazione di impiego proveniente dall’associazione) dalla quale si possa desumere:

  • il periodo di assenza effettuato per prendere parte all’attività di soccorso;
  • la motivazione dell’assenza con riferimento agli eventi ed ai successivi provvedimenti che hanno determinato la necessità dell’intervento.

Rimborso
Il datore di lavoro può chiedere il rimborso delle somme corrisposte al lavoratore che si è assentato per svolgere gli interventi di protezione civile, mentre restano esclusi gli oneri previdenziali ed assistenziali che il datore di lavoro è tenuto a versare per legge agli Istituti (Circolare INPS 29 novembre 1994 n. 314).

Ai fini del rimborso, il datore di lavoro deve presentare domanda all’Autorità di protezione civile territorialmente competente entro i due anni successivi al termine dell’intervento, dell’esercitazione o dell’attività di formazione. Nella domanda devono essere indicati la qualifica professionale del lavoratore interessato, la retribuzione oraria o giornaliera le giornate di assenza e l’evento cui si riferisce il rimborso, nonché le modalità permetterne l’accreditamento.

Lavoratori autonomi

Anche ai volontari-lavoratori autonomi, appartenenti ad organizzazioni di volontariato registrate, spetta il rimborso per il mancato guadagno giornaliero, calcolato sulla base della dichiarazione redditi anno precedente, entro il limite massimo di € 103,29 lordi al giorno (su domanda all’autorità di protezione civile competente).