Come noto, durante la malattia del lavoratore, l’INPS può disporre, d’ufficio o su richiesta del datore di lavoro, visite mediche di controllo sul luogo ove il lavoratore ammalato ha dichiarato di essere reperibile.
Il lavoratore, pena la decadenza dal diritto al trattamento economico di malattia, è tenuto:

  • a rispettare le fasce di reperibilità (dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 di tutti i giorni, comprese le domeniche ed i giorni festivi);
  • a comunicare tempestivamente all’INPS e al datore di lavoro l’eventuale mutamento di domicilio durante la malattia;
  • a giustificare adeguatamente eventuali assenze alla visita di controllo.

Sul tema, segnaliamo due recentissimi interventi.

Decreto del Ministero del Lavoro dell’11 gennaio 2016
In conformità a quanto previsto dal Decreto Legislativo 151/2015, il Ministero ha sancito, per i lavoratori subordinati, dipendenti da datori di lavoro privati, l’esclusione dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità laddove l’assenza sia riconducibile ad una delle seguenti circostanze:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita (tali patologie devono naturalmente risultare da idonea documentazione, rilasciata dalle competenti strutture sanitarie, che attesti la natura della patologia e la specifica terapia salvavita da effettuare);
  • stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta, purché lo stato di invalidità abbia determinato una riduzione della capacità lavorativa in misura pari o superiore al 67%.

Sentenza Corte di Cassazione del 19 febbraio 2016
Nel caso affrontato, la Corte confermava le sentenze emesse dal giudice del lavoro e dalla Corte d’Appello, ai quali era ricorso il lavoratore che si era visto disconoscere l’indennità di malattia dall’INPS a seguito dell’assenza alla visita di controllo. Anche la Corte ha ritenuto infondati i motivi di ricorso, affermando che il lavoratore, allontanatosi dal proprio domicilio durante il periodo di malattia con la causale del grave incidente subito dal nipote, non era stato in grado di dimostrare:

  • né la sussistenza di serie e comprovate ragioni che rendessero indifferibile l’allontanamento dal proprio domicilio;
  • né l’impossibilità di comunicarlo tempestivamente all’INPS e al proprio datore di lavoro.

In sostanza, la mera assenza del lavoratore dal proprio domicilio non equivale di per sé ad una assenza ingiustificata alla visita di controllo; questa può ritenersi tale laddove il lavoratore sia venuto meno ai suoi doveri di diligenza, non riuscendo a dimostrare la sussistenza delle condizioni indicate.
E’ infatti sui questi due presupposti (① serie e comprovate ragioni – ② impossibilità della comunicazione tempestiva) che si fonda il diritto all’indennità di malattia del lavoratore assente alla visita di controllo.