Per molti sudcoreani in fuga dello stress della vita quotidiana, un giorno di “finta prigione” volontaria è diventato un modo per trovare sollievo.

“Questo carcere mi fa sentire libera”. Sembra un ossimoro. Ma è proprio così che spiega Park Hye-ri, 28 anni, impiegata, una cella di 5 metri quadri, che ha pagato 90 dollari per trascorrere 24 ore in una finta prigione. Dice: “ero troppo impegnata, non dovrei essere qui, considerato tutto il lavoro arretrato. Ma ho deciso di fare una pausa e pensare a me stessa e a come avere una vita migliore”.

Dal 2013 la struttura “Il carcere dentro di me” in Sud Corea ha ospitato più di duemila “detenuti”, perlopiù impiegati stressati e studenti schiacciati dal peso dell’esigente cultura accademica sudcoreana.

Le regole sono molto severe, non si parla con altri detenuti, non sono ammessi orologi né cellulari. I clienti ricevono un’uniforme carceraria blu, un materassino da yoga, un servizio da tè, una penna e un quaderno; dormono per terra, il gabinetto è privo di specchio. Il menu prevede patate al vapore e un frullato di banana per cena, un porridge di riso per colazione.

La cofondatrice Noh Ji-Hyang racconta che l’idea della ”prigione” è venuta parlando con suo marito, un pubblico ministero che spesso lavora fin a 100 ore la settimana che ha detto “che gli sarebbe piaciuto passare una settimana in isolamento per riposarsi e sentirsi meglio. E’ cominciato tutto così”.

E’ noto che gli ambienti lavorativi e scolastici in Sud Corea sono molto competitivi e, secondo gli esperti, causa di stress e dell’alto tasso di suicidi. Il governo è di recente intervenuto i aumentando il salario minimo e ridotto il tetto massimo di ore settimanali portandolo da 68 a 52 (avvicinandosi agli standard europei).

Secondo Noh molte persone sono intimorite dell’idea di passare 24 o 48 ore in cella. Ma “dopo aver soggiornato nella cella dicono tutti questo non è un carcere, il vero carcere è quello in cui stiamo tornando.

Le numerose iniziative di welfare che sempre più in Europa, ma anche in Italia, le aziende mettono in atto, certamente contribuiscono in maniera significativa a prevenire situazioni di questo tipo, in quanto volte a migliorare le condizioni di lavoro e di vita dei propri collaboratori.