Il caso riguarda un lavoratore che era stato licenziato per avere diffamata la Società, depositando, assieme ad altri cinque dipendenti, un esposto alla Procura della Repubblica, corredato da documenti aziendali, per irregolarità che sarebbero state commesse dalla medesima Società, in relazione ad un appalto pubblico, senza averle previamente segnalate ai superiori gerarchici.
La Corte ha ritenuto il comportamento del lavoratore corretto sancendo il seguente principio: “non costituisce giusta causa o giustificato motivo di licenziamento l’aver il dipendente reso noto all’Autorità Giudiziaria fatti di potenziale rilevanza penale accaduti presso l’Azienda in cui lavora né l’averlo fatto senza averne previamente informato i superiori gerarchici, sempre che non risulti il carattere calunnioso delle denuncia o dell’esposto”.
A sostegno della decisione la Corte avanza le seguenti considerazioni: “se l’Azienda non ha elementi che smentiscano il lavoratore e/o che ne dimostrino un intento calunnioso nel presentare una denuncia o esposto all’A.G., deve astenersi dal licenziarlo, non potendosi configurare come giusta causa la mera denuncia dei fatti illeciti commessi in azienda ancor prima che essi siano oggetto di deliberazione in sede giurisdizionale”, altrimenti, “si correrebbe il rischio di scivolare verso – non voluti ma impliciti – riconoscimenti di una sorta di “dovere di omertà” (ben diverso da quello di fedeltà di cui all’art. 2105 c.c.), che, ovviamente, non può trovare la benché minima cittadinanza nel nostro ordinamento”.

Sentenza:

Corte di Cassazione – n. 6501 del 14.3.2013