Il pignoramento dello stipendio è una forma di esecuzione forzata che ha per oggetto la retribuzione del lavoratore-debitore, che in seguito all’espropriazione ed entro certi limiti, è versata direttamente dal datore di lavoro (terzo pignorato) al creditore-pignoratizio fino alla soddisfazione del suo credito.

L’atto di pignoramento viene notificato direttamente al datore di lavoro ed al lavoratore. Dal giorno in cui riceve la notifica, il datore è soggetto all’obbligo di “custodia” ai sensi dell’art. 546 c.p.c.  Questo atto si accompagna in genere con l’invito al datore a rendere la dichiarazione di cui all’art. 547 c.p.c. al creditore procedente o al suo difensore, entro 10 giorni, via raccomandata o pec, in cui specifica di quali somme è debitore e quando deve eseguire il pagamento.  Il giudice dell’esecuzione, accertata la regolarità della procedura, assegna le somme. Da questo momento in poi il datore sarà obbligato per legge a trattenere quanto stabilito, al massimo per un quinto dello stipendio netto, ed a versarlo direttamente al creditore fino a saldare l’intero debito.

La retribuzione da considerare è tutta quella del mese, per qualsiasi ragione o titolo dovuta, esclusi assegni familiari, al netto di ritenute previdenziali e fiscali. Se lo stesso stipendio è già vincolato da altri creditori per precedenti pignoramenti o cessioni volontarie, la regola generale prevede che il nuovo pignoramento si metta in “coda”, nel senso che i creditori successivi al primo, devono attendere che questi sia soddisfatto per poter poi a loro volta essere destinatari del pagamento del quinto dello stipendio. Per questa ragione, nella dichiarazione di cui all’art. 547, è richiesto di specificare l’eventuale presenza di altri pignoramenti o cessioni ed il loro ammontare.

Il datore-terzo pignorato, in qualità di sostituto d’imposta, dovrà operare una ritenuta d’acconto del 20% all’atto del pagamento della somma pignorata al creditore, qualora il credito tragga origine da somme e valori soggetti a ritenuta alla fonte. Con seguito di evidenza fiscale delle operazioni nel modello CU ordinario, destinato all’Agenzia Entrate, o nel modello 770 nel caso il creditore sia una persona giuridica.