Quanto previsto dalla legge quale “ambito di applicazione” automaticamente esclude la possibilità di svolgere il lavoro domestico a favore di un imprenditore o di un professionista. Per tali situazioni infatti non è possibile parlare di lavoro domestico bensì di lavoro nell’impresa come descritto dall’articolo 2094 del codice civile e pertanto si dovrà fare riferimento alle figure professionali previste dai ccnl diversi da quello di lavoro domestico.

Il lavoro domestico può essere svolto dai soggetti in età da lavoro e che abbiano assolto l’obbligo scolastico.

Elemento caratterizzante del lavoro domestico è la continuità della prestazione. Il lavoro accessorio che pure riguarda la possibilità di espletamento di lavoro domestico vede tale attività limitata all’accessorietà ed occasionalità della prestazione resa. Sul punto intervenne anche l’Inps con la circolare n. 44 del 2009 in cui l’istituto limita il ricorso al lavoro accessorio solo ai casi in cui il rapporto non sia riconducibile ad un rapporto di lavoro già disciplinato dalla legge (vedi L. n. 339 del 1958) o regolamentato da specifico contratto collettivo (vedi il ccnl di lavoro domestico).

La legge a tutela del rapporto di lavoro domestico poi individua quelli che sono i diritti ed i doveri dei soggetti coinvolti in tale tipo di rapporto lavorativo. Il lavoratore è tenuto a prestare la propria opera con la dovuta diligenza secondo le necessità e gli interessi della famiglia per la quale lavora, seguendo le disposizioni dei datori di lavoro.

Il datore di lavoro è tenuto a:

  • corrispondere puntualmente al lavoratore la remunerazione alle condizioni stabilite e comunque a periodi di tempo non superiori al mese;
  • fornire al lavoratore, nel caso in cui vi sia l’impegno del vitto e dell’alloggio, un ambiente che non sia nocivo alla integrità fisica e morale del lavoratore stesso, nonché una nutrizione sana e sufficiente;
  • tutelarne la salute particolarmente qualora vi siano in famiglia fonti di infezione;
  • lasciare al lavoratore il tempo necessario per adempiere agli obblighi civili ed ai doveri essenziali del suo culto.

Può presentarsi la circostanza per cui in un rapporto di lavoro domestico ci sia anche un rapporto di parentela. In questo caso non si esclude a priori un rapporto subordinato ma resta l’onere della prova in capo ai contraenti della genuinità del rapporto instaurato. Tale prova potrà consistere nell’esistenza della lettera di assunzione, della effettiva consegna del prospetto paga e sul versamento dei contributi. Ovviamente, qualora ci sia un rapporto di lavoro in essere, sarà opportuno oltre che obbligatorio l’adempimento dell’obbligo assicurativo così come evidenziato dall’Inps con messaggio n. 15451 del 2007.

All’atto dell’assunzione – stante il dettato del ccnl – il lavoratore dovrà consegnare al datore di lavoro i documenti necessari in conformità con la normativa in vigore e presentare in visione i documenti assicurativi e previdenziali, nonché ogni altro documento sanitario aggiornato con tutte le attestazioni previste dalle norme di legge vigenti, un documento di identità personale non scaduto ed eventuali diplomi o attestati professionali specifici. Il lavoratore extracomunitario potrà essere assunto solo se in possesso del permesso di soggiorno valido per lo svolgimento di lavoro subordinato. Sul punto va detto che in caso di lavoro accessorio la procedura è totalmente diversa. In particolare, il lavoro domestico retribuito con i voucher del lavoro accessorio, svolto da un extracomunitario, non consente né il rilascio né il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Con riferimento alle comunicazioni necessarie per l’instaurazione del rapporto di lavoro domestico, nel corso degli anni le procedure sono state notevolmente semplificate. Dal 2010 è terminato l’obbligo per i datori di lavoro di comunicare ai centri per l’impiego l’assunzione, la cessazione, la trasformazione e la proroga del rapporto di lavoro del personale domestico. Tale adempimento è stato sostituito attraverso la comunicazione telematica all’Inps. Sarà poi l’Istituto a trasmettere l’informativa relativa al nuovo rapporto di lavoro ai servizi competenti, al Ministero del lavoro, all’Inail nonché alla prefettura-ufficio territoriale del Governo, in caso di lavoratori extracomunitari. La necessaria comunicazione deve essere presentata come per la generalità delle assunzioni entro le 24 ore del giorno precedente a quello di instaurazione del rapporto di lavoro mentre la trasformazione, la proroga e la cessazione entro i cinque giorni canonici successivi.

La disciplina contrattuale del lavoro domestico prevede sostanzialmente 8 possibili profili divisi in quattro lettere A, B, C, D con i relativi inquadramenti “super”. Il datore di lavoro all’atto dell’assunzione provvederà a rilasciare al lavoratore domestico la lettera di assunzione, firmata da entrambi, che dovrà contenere:

  • la data dell’inizio del rapporto di lavoro;
  • livello di appartenenza;
  • durata del periodo di prova;
  • esistenza o meno della convivenza;
  • la residenza del lavoratore, nonché l’eventuale diverso domicilio, valido agli effetti del rapporto di lavoro; per i rapporti di convivenza, il lavoratore dovrà indicare l’eventuale proprio domicilio diverso da quello della convivenza, a valere in caso di sua assenza da quest’ultimo, ovvero validare a tutti gli effetti lo stesso indirizzo della convivenza, anche in caso di sua assenza purché in costanza di rapporto di lavoro;
  • durata dell’orario di lavoro e sua distribuzione;
  • collocazione della mezza giornata di riposo settimanale in aggiunta alla domenica, ovvero ad altra giornata nei casi previsti;
  • retribuzione pattuita;
  • luogo di effettuazione della prestazione lavorativa nonché la previsione di eventuali temporanei spostamenti per villeggiatura o per altri motivi familiari (trasferte);
  • periodo concordato di godimento delle ferie annuali;
  • indicazione dell’adeguato spazio dove il lavoratore abbia diritto di riporre e custodire i propri effetti personali;
  • applicazione di tutti gli altri istituti previsti dal presente contratto.

L’assunzione del lavoratore stante il ccnl può avvenire in regime di convivenza o di non convivenza. Nel primo caso il tempo pieno è pari a 54 ore settimanale mentre nel secondo caso è pari a 40 ore settimanali. Il part-time nel caso di non convivenza è liberamente concordato fra le parti.

Si reputa opportuno in questa sede ricordare un elemento caratteristico del rapporto di lavoro domestico in relazione alla sua cessazione, soprattutto alla luce delle novità intervenute in materia di licenziamenti: I lavoratori domestici sono esclusi dal campo d’applicazione delle disposizioni di legge sui licenziamenti individuali così come previsto dall’articolo 4 della Legge n. 108 del 1990. Tale indicazione normativa, che salva altresì dall’esclusione i licenziamenti discriminatori, ad esempio della lavoratrice in maternità, è dovuta proprio alla peculiarità rivestita dalla tipologia di attività svolta (ambito domestico). E’ salvo il diritto del lavoratore all’indennità di mancato preavvisoqualora il rapporto si concluda ad effetto immediato. Al lavoratore domestico si applicano altresì molte delle tutele già presenti per gli altri lavoratori. Lo stesso ha infatti diritto alle assicurazioni previdenziali per malattia, infortuni sul lavoro e malattia professionale, maternità, assegno per il nucleo familiare, etc. A questi istituti recentemente si è aggiunta anche l’istituzione della Cassa Colf, fondo che si occupa di gestire i trattamenti assistenziali e assicurativi integrativi.