In favore dei lavoratori dipendenti che assistono un soggetto portatore di handicap in situazione di gravità riconosciuta dall’apposita commissione della ASL, è previsto il diritto a fruire di un congedo straordinario della durata massima di due anni nell’arco dell’intera vita lavorativa del richiedente, sia in via continuativa che in modo frazionato.

Disciplina del congedo straordinario

Il diritto spetta, in ordine tassativo di priorità, al coniuge, ai genitori, ai figli e a fratelli o sorelle; per tutti, ad eccezione dei genitori, è richiesto il requisito della convivenza, per esplicitare il quale si deve fare riferimento, in via esclusiva, alla residenza, luogo in cui la persona ha la dimora abituale, senza che abbia alcun rilievo la condizione di domicilio. Il diritto si trasferisce solo in caso di mancanza, decesso o affezione da patologie invalidanti del soggetto avente diritto di precedenza alla fruizione del congedo. L’ordine dei soggetti beneficiari è stabilito espressamente dalla legge, la quale ha anche stabilito le condizioni in base alle quali è legittimo “scorrere” in favore del legittimato di ordine successivo. Ne deriva che la rinuncia alla fruizione di un soggetto legittimato non fa scattare automaticamente la legittimazione del soggetto successivo.

Il congedo deve essere fruito dal dipendente entro 60 giorni dalla richiesta e il periodo massimo di due anni costituisce anche il limite complessivo di fruibilità cumulativo per tutti gli aventi diritto in relazione al medesimo soggetto disabile.

Il portatore di handicap non deve essere ricoverato a tempo pieno in una struttura ospedaliera, pubblica o privata, che assicura assistenza sanitaria continuativa, salvo i casi in cui il disabile in situazione di gravità:

  1. debba interrompere il ricovero per effettuare terapie o visite,
  2. si trovi in stato vegetativo persistente o con prognosi infausta a breve termine,
  3. la struttura sanitaria certifichi la necessità di assistenza da parte di un genitore o di un familiare.

Non è possibile fruire del congedo straordinario e dei permessi Legge 104 per lo stesso disabile nelle stesse giornate; i due benefici possono essere percepiti nello stesso mese ma in giornate diverse.

Il congedo può essere fruito da un lavoratore per assistere un portatore di handicap anche qualora lo stesso disabile svolga attività lavorativa nel medesimo periodo.

Fruizione del congedo e relativa indennità

L’indennità, che il datore di lavoro pone a carico dell’INPS conguagliandola con i contributi dovuti mensilmente, viene calcolata sulla base della retribuzione percepita nell’ultimo mese di lavoro che precede il congedo, entro un limite massimo stabilito annualmente con decreto ministeriale (per il 2015 è di euro 47.446,00).

Il periodo di congedo è coperto da contribuzione figurativa valida sia per il diritto che per la misura della pensione, ma non è utile ai fini della maturazione delle ferie, della tredicesima e del TFR.

Durante il periodo di fruizione del congedo, gli altri familiari non possono fruire dei permessi orari e giornalieri per assistere la stessa persona disabile; tuttavia, entrambi i genitori (anche adottivi) che devono assistere lo stesso figlio disabile, possono fruire alternativamente sia del congedo straordinario che dei permessi.

Adempimenti del datore di lavoro

Il datore di lavoro, prima di porre a carico dell’INPS l’indennità per il congedo, deve accertarsi, chiedendo idonea documentazione:

  1. il grado di parentela rispetto al proprio dipendente
  2. lo stato di grave disabilità della persona per la quale viene chiesto il congedo
  3. l’assenza di ricovero a tempo pieno del disabile nelle strutture ospedaliere.

Il beneficio è frazionabile anche a giorni, ma non ad ore. Tra un periodo di congedo e quello successivo deve esserci effettiva ripresa del lavoro, in caso contrario i giorni festivi e le ferie tra un periodo e l’altro vengono computati ai fini del raggiungimento del limite dei due anni.

Infine, il beneficio non è riconoscibile per i periodi in cui non è prevista attività lavorativa, come ad esempio in caso di part-time verticale per i periodi non retribuiti.