In seguito alla depenalizzazione di alcuni reati in tema di lavoro, introdotta con il D.Lgs 15.1.2016 n. 8, che ha interessato anche gli appalti cosiddetti non genuini, e sostituita con pesanti sanzioni amministrative, si segnala una accentuazione di certe fuorvianti iniziative da parte di cooperative di servizi, che scrivono alle aziende offrendo loro qualunque tipologia di servizio, in molti casi anche per rendere prestazioni costituenti l’oggetto stesso dell’attività dell’azienda.

Si legge in queste comunicazioni: “Per svolgere questi servizi impieghiamo i nostri addetti o personale da Voi segnalato. Dopo l’assunzione da parte nostra del personale da impiegare, questi ultimi potranno lavorare presso la vostra azienda, con le stesse mansioni di prima, ma con costi più contenuti rispetto ad un’assunzione diretta da parte vostra”  Seguono un dettagliato prospetto di calcolo del costo di un operaio, l’indicazione che la forma contrattuale è quella del “contratto di appalto per servizi complementari” e che a contratto avviato saranno forniti tutti i documenti attestanti la regolarità dei rapporti di lavoro.

 

Ebbene, in tutto questo non c’è nulla di regolare, anzi siamo in presenza di casi in palese frode alla legge, perché le fattispecie si concretizzano in una mera fornitura di manodopera.

Mancano infatti tutti i requisiti dell’appalto genuino che ricordiamo è tale quando:

  1. l’appaltatore (cooperativa) ha una propria autonoma organizzazione d’impresa (art. 2082 c.c.)
  2. dispone dei mezzi necessari per svolgere l’attività oggetto dell’appalto
  3. impiega la propria organizzazione di impresa nello svolgimento dell’attività oggetto dell’appalto, assumendosi il relativo rischio economico
  4. i servizi e le opere offerti ad un determinato committente devono necessariamente essere temporanee e contingenti
  5. i lavoratori impiegati nell’appalto non devono essere impiegati in lavori diversi da quelli appaltati
  6. non devono sostituire per nessuna ragione i dipendenti del committente, dovendo svolgere mansioni diverse, né essere stabilmente inseriti nell’organigramma aziendale
  7. non prendono ordini da soggetti diversi dal responsabile dell’appaltatore a ciò preposto
  8. non sono soggetti al potere di controllo del committente
  9. non possono essere allontanati dal committente né tanto meno sanzionati
  10. non prendono compensi di alcun genere direttamente dal committente
  11. se impiegati all’interno di locali del committente devono, ove possibile, usare propri strumenti e attrezzature identificabili, essere riconoscibili loro stessi mediante utilizzo di una propria divisa e/o tesserini di identificazione
  12. il committente può coordinare e controllare l’esecuzione dei lavori, ma non può dirigere né i lavori né i lavoratori, perché ciò significa di fatto sostituirsi all’appaltatore, riducendo questo soggetto ad un mero organo di trasmissione delle propri direttive.

 

Un appalto non genuino comporta il rischio concreto di incorrere, in primis, nella richiesta del lavoratore volta ad ottenere il riconoscimento e la costituzione, con effetto retroattivo dall’inizio dell’appalto, di un rapporto di lavoro alle dipendenze del committente, ossia del soggetto che ha esercitato effettivamente i poteri tipici del datore di lavoro usandone concretamente la prestazione di lavoro. In tal caso, tutto il presunto ed illegittimo risparmio decantato dall’appaltatore si vanifica con l’applicazione delle retribuzioni e del carico di contributi relativi al committente, con tanto di sanzioni e interessi. E ciò a conti fatti costerebbe assai più dell’assunzione del costo diretto e regolare.

Aggiungasi i problemi di organizzazione del lavoro derivanti dalla immediata cessazione dei contratti di lavoro illegittimi disposta obbligatoriamente dall’ispettore e le conseguenti azioni rivendicative da parte dei lavoratori rimasti senza posto. Senza contare, da ultimo, tutti gli ulteriori problemi connessi alla solidarietà retributiva e contributiva nel caso di insolvenza dell’appaltatore, che comporta la chiamata in causa del committente.

In conclusione, finti risparmi e tanti rischi con conseguenze, oltre che economiche, anche sulla qualità del lavoro e sulla reputazione aziendale.

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