Si chiama Tipsy ed è un robot tutto italiano, costruito da un’azienda di robotica torinese. Consiste in un braccio meccanico che sostituisce il “bartender”: prepara automaticamente, mescolando i vari ingredienti e shakerando con vigore, i cocktails ordinati dai clienti a mezzo dei computer installati sui tavoli. Benché (per ora) introdotti in maniera piuttosto limitata e discreta, questi robot hanno ingenerato molto allarme fra gli oltre 50.000 baristi, cuochi, camerieri dei 34 casinò di Las Vegas, che temono per il futuro del proprio lavoro e la compressione ulteriore dei salari, dopo i tagli già subiti negli anni della recessione appena trascorsa (oggi superata e che vede i casinò macinare nuovamente enormi guadagni).

E’ così che, in occasione del rinnovo del contratto di lavoro, scaduto il primo giugno, ben 38.000 lavoratori si sono dichiarati favorevoli ad uno sciopero ad oltranza. La loro guida è Bethany Kahn, la donna al comando della Culinary Union, il sindacato dei dipendenti dei casinò addetti alla ristorazione. La quale dichiara: “So che la tecnologia arriverà, non la voglio fermare, ma voglio avere voce in capitolo su come viene impiegata. Chi sarà sostituito dalle macchine va addestrato a fare altro. E, se non è possibile dargli un’altra posizione, deve ricevere un congruo indennizzo”.

Registriamo che in America (e non solo), la paura dell’automazione, e più in generale l’impatto della tecnologia, stanno ridando vita a rappresentanze che erano considerate in via di estinzione. Come già avvenuto nella Silicon Valley, dove le enormi differenze retributive tra, da un lato i dipendenti di giganti dell’high tech come Google, Facebook e simili, e dall’altro il personale che presta loro i tradizionali servizi di ristorazione, pulizia, trasporti, hanno aperto spazi nuovi ed insperati alle “unions” in luoghi dove non erano mai entrate.

(per la cronaca, l’ultima massiccia astensione dal lavoro registrata a Las Vegas risale al 1984 – 34 anni fa – e durò ad oltranza per ben 67 giorni).

(notizia tratta dal Corriere della Sera del 04.06.2018)