Nella seconda metà di ottobre 2018 si è svolto a Bologna il Convegno Nazionale dell’AGI – Avvocati Giuslavoristi Italiani. Nel corso del seminario intitolato “il linguaggio (oscuro) del potere e della legge” è stato messo sotto accusa, in particolare nell’intervento di un noto scrittore ed ex magistrato, Gianrico Carofiglio,  il linguaggio dei giuristi giudicato astruso, autoreferenziale, narcisistico, spesso del tutto incomprensibile.

Scrivere chiaro, ammonisce Carofiglio, è innanzitutto un obbligo verso la collettività prima ancora che delle parti processuali e questo vale per chiunque scriva: spezzare i periodi, frasi più lunghe di 25 parole sono poco comprensibili, eliminare parole inutili e non necessarie, per scrivere meglio basta rifarsi alla Costituzione che è un testo chiaro, comprensibile a tutti. Avvocati e giudici, messi sul banco degli imputati, hanno comunque fatto notare che qualche miglioramento c’è stato e che occorre distinguere fra obsolescenza e tecnica del linguaggio, perché sotto una certa soglia di contenuti non si può scendere.

Gli avvocati giuslavoristi in Italia sono stimati in circa 1.800, in maggioranza (60%) maschi, per ora, destinati a diventare minoranza visto che le nuove leve sono in maggioranza donne. Oltre il 61% opera nelle regioni settentrionali.