Con la sentenza citata, la Sezione Lavoro del Tribunale di Milano, richiamando l’art. 2103 del C.C, (diritto del lavoratore ad essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto) ha stabilito che il lasciare il lavoratore in condizioni di forzata inattività lavorativa, senza assegnazione di alcun compito, anche salvaguardando l’intera retribuzione, comporta una responsabilità da parte del datore di lavoro che sarà chiamato a risarcire il dipendente che, senza giusta causa o giustificato motivo, venga lasciato inoperoso, privandolo dei suoi compiti e mansioni.

Ciò nel presupposto che il diritto all’esecuzione della propria prestazione lavorativa costituisce non solo un mezzo di guadagno ma è anche un modo con il quale ogni cittadino-lavoratore estrinseca la propria personalità.

La responsabilità risarcitoria del datore è esclusa invece ove sussista una giusta causa riconducibile, per esempio, ad un comportamento del lavoratore, che comporti l’instaurarsi di procedimenti disciplinari a suo carico.  

Sostiene ancora il giudice, che poiché la responsabilità risarcitoria per l’inattività del lavoratore è di natura contrattuale, ai sensi del 1218 C.C., costituendo inadempimento di una obbligazione, è onere del datore provare che tale inadempimento derivi comunque da cause a lui non imputabili, affinché la sua responsabilità sia esclusa.

Sentenza:

Tribunale di Milano – n. 2146 del 15 luglio 2016