La rivalsa del datore di lavoro è una possibilità, spesso ignorata dalle Aziende, per rientrare dei danni subiti in seguito all’assenza dal posto di lavoro di un proprio dipendente per causa di terzi.

Esiste ormai da tempo una consolidata ed inequivoca giurisprudenza dei giudici di merito e di Cassazione secondo la quale, nel caso di inabilità temporanea del dipendente dovuta a fatto illecito di terzi (l’esempio più frequente è il classico incidente stradale, ma non solo), il datore di lavoro ha diritto al risarcimento del danno subito per le quote di retribuzione, contributi, ferie e permessi, TFR rimasti a proprio carico, senza poter usufruire della corrispondente prestazione lavorativa del dipendente.

Se è vero infatti che per buona parte gli oneri sono sopportati dagli Enti previdenziali preposti, (Inps o Inail secondo i casi), mediamente fra il 50% e il 60%, è altrettanto vero che la parte rimanente è a totale carico del datore di lavoro, stante l’obbligo pressoché generalizzato di garantire al lavoratore l’intera retribuzione.

Un danno economico evidente per i bilanci di un’azienda che però, può essere recuperato istruendo le relative procedure di risarcimento atte ad ottenere la liquidazione del danno da parte di chi lo ha causato o, in alternativa come accade più frequentemente, direttamente dalla compagnia assicurativa che ne costituisce l’equivalente responsabile civile.

Va tenuto presente che fra i danni risarcibili, rientrano anche gli oneri amministrativi e di assistenza professionale sostenuti, ad es., per la predisposizione dei conteggi e delle domande di risarcimento da parte dello Studio incaricato, rimanendo così l’Azienda totalmente indenne da qualsiasi costo per l’operazione.

Si ricorda infine che il diritto di rivalsa del datore di lavoro ha un’efficacia retroattiva di due anni.