Il car pooling è un sistema di trasporto non professionale grazie al quale due o più persone, messe in contatto da appositi servizi forniti da intermediari pubblici o privati, utilizzano gratuitamente il medesimo veicolo privato per percorrere lo stesso itinerario, o parte di esso.

Tale sistema, oltre ad essere virtuoso da un punto di vista ambientale, può rivelarsi utile anche in ambito lavorativo, riducendo i costi individuali di trasporto relativi al tragitto casa-lavoro-casa, favorendo nel contempo la socializzazione, nonché la puntualità rispetto all’orario di lavoro.

I fattori indicati possono invogliare l’azienda a fornire lei stessa il servizio di car pooling a favore dei propri dipendenti, siano essi i conducenti che mettono a disposizione il proprio automezzo (driver) o coloro che ne condividono l’utilizzo (rider).

La legislazione vigente regolamenta in modo puntuale gli aspetti fiscali legati al car pooling in ambito lavorativo, sia per quanto attiene la natura del servizio offerto dall’azienda (in linea generale e nel rispetto dei requisiti richiesti, esente da imposizione), sia per quanto attiene la parziale condivisione delle spese di viaggio da parte dei rider e il trattamento di eventuali altri benefit che il datore di lavoro ritenesse di riconoscere ai propri dipendenti al fine di incentivare l’utilizzo del servizio.

In definitiva, il car pooling in ambito lavorativo merita un’attenta analisi da un punto di vista fiscale, in quanto sono molteplici i risvolti ai fini IRPEF-IRES-IVA in capo ai soggetti coinvolti (datore di lavoro e dipendenti). La sua corretta gestione può permettere di valorizzare, anche economicamente, un servizio di indubbio impatto sociale.

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