Nella recente circolare n. 10/2018 del 11.7.2018 l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), al fine di uniformare il comportamento di tutti gli organi di vigilanza nel territorio nazionale, fornisce esaurienti indicazioni operative per i casi in cui, in un appalto illecito, siano riscontrate inadempienze retributive e contributive nei confronti dei lavoratori impiegati nell’esecuzione dell’appalto stesso.

Senza entrare nel merito di cosa si intende per appalto illecito (questione che merita una trattazione a parte), riassumiamo nei punti che seguono, quanto previsto dalla predetta circolare.

IL COMMITTENTE VERSA I CONTRIBUTIIn caso di appalto non genuino, gli ispettori potranno recuperare i contributi dalla pseudo-committente, poiché il rapporto previdenziale tra datore ed Ente trova la propria fonte nella legge e prescinde dalla stipula di un atto negoziale, è indifferente alle sue vicende processuali ed è del tutto sottratto alla disponibilità delle parti. Il CCNL da considerare per determinare l’imponibile sarà quello del committente. Se il recupero dei contributi non va a buon fine nei confronti del committente, l’ammontare può essere richiesto allo pseudo-appaltatore, che non può ritenersi del tutto estraneo dalle vicende accertate.

SENZA RICORSO LA PAGA VIENE DALL’APPALTATORE – La costituzione del rapporto di lavoro con il committente dipende da eventuale ricorso giudiziale del lavoratore ex art. 414 C.p.C.. Quindi, senza la costituzione del rapporto di lavoro con l’utilizzatore-committente, l’ispettore emetterà la diffida accertativa per i crediti retributivi solo nei confronti dello pseudo-appaltatore (in relazione alle retribuzioni non versate sulla base del CCNL applicato), lasciando indenne il committente.

SANZIONE A COMMITTENTE E APPALTATORE – In seguito alla depenalizzazione introdotta dal D.Lgs. 8/2016 per le ipotesi di appalto privo dei requisiti, è prevista una sanzione amministrativa di € 50,00 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di occupazione, applicabile sia allo pseudo-appaltatore sia al committente-utilizzatore.  La sanzione non potrà essere inferiore a € 5mila né superiore a € 50mila. E’ applicabile la diffida.

NON SCATTA LA SANZIONE PER LAVORO NERO – L’effettivo utilizzatore può essere considerato il datore di lavoro del personale impiegato nell’appalto (ritenuto illecito). Tutti gli atti compiuti dall’appaltatore per la costituzione o la gestione del rapporto si intendono come compiuti dal soggetto che ne ha effettivamente usato la prestazione. Pertanto è esclusa l’applicazione delle sanzioni per lavoro “nero”.