Il Ministero del Lavoro, con propria nota dell’8 novembre 2016, è intervenuto sulla questione delle visite personali di controllo che l’azienda può effettuare sui propri dipendenti.

La questione è delicata, e lo Statuto dei Lavoratori (art. 6) ha cercato di bilanciare l’esigenza del datore di lavoro di effettuare controlli personali a tutela del patrimonio aziendale, con l’esigenza di salvaguardare la libertà e dignità personale del lavoratore, stabilendo un divieto generale, derogabile solo per le visite ritenute indispensabili e previo accordo sindacale o, in alternativa, previa autorizzazione da parte dell’Ispettorato territoriale.

In merito alla possibilità di effettuare dei controlli sugli effetti personali del lavoratore, la giurisprudenza ha avuto nel tempo orientamenti contrastanti. Oggi, in ragione della progressiva estensione dell’area dei diritti della personalità, la giurisprudenza di merito ha ampliato il concetto di visite personali, di cui all’articolo 6, estendendole anche alle ispezioni che riguardino oggetti deputati a contenere beni di proprietà del lavoratore, quali borse, zaini ed accessori similari (borselli, portafogli, ecc..).

Coerentemente con questo orientamento. Il Ministero, rispondendo ad una specifica richiesta avanzata da un’azienda del settore della moda, ha espresso parere favorevole al rilascio della prevista autorizzazione al controllo a campione sul contenuto delle borse di dipendenti (e anche di clienti dei negozi), purché questo avvenga attraverso sistemi di selezione imparziale che rendano casuale l’individuazione del soggetto da controllare.

Sotto il profilo del consenso da parte del lavoratore a tale verifica, va detto che in linea generale è senz’altro richiesto ed il lavoratore non può rifiutarsi, a patto che il controllo avvenga con l’osservanza scrupolosa delle procedure di garanzia di cui si è detto. In caso di immotivato rifiuto, il lavoratore incorre nella violazione di un obbligo, perseguibile disciplinarmente (sempre che la potestà sanzionatoria per tali casi non sia vietata da contratti e accordi sindacali anche aziendali). Va ricordato che il controllo degli effetti personali in assenza di consenso espone il datore al reato di violenza privata (art. 610 c.p.)

Circa la possibilità per l’azienda di ispezionare gli armadietti siti negli spogliatoi aziendali, pur in presenza di orientamenti giurisprudenziali non univoci, il Ministero ha chiarito che non sono necessari né l’accordo sindacale, né l’autorizzazione dell’Ispettorato territoriale, affermando che l’ispezione degli armadietti esula dal campo di applicazione dell’articolo 6, non rientrando nel concetto di visita personale: infatti, sebbene gli armadietti vengano dati in uso esclusivo al lavoratore, questi restano comunque spazi di proprietà aziendale e non rientrano tra gli oggetti di proprietà del lavoratore tutelati dall’articolo 6. Pertanto se l’armadietto è chiuso,

il lavoratore, su richiesta dell’azienda, è tenuto ad aprirlo e consentire l’ispezione.

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