In merito alla natura del rapporto lavorativo, la Corte ha statuito la sussistenza della subordinazione nell’ipotesi di un consulente sorpreso dagli ispettori Inps a gestire le attività aziendali direttamente nella sede dell’impresa, risultando di fatto un vero e proprio dirigente alle dipendenze dell’azienda stessa. Il contratto (di lavoro autonomo) concluso tra le parti è da considerarsi in frode alla legge, in quanto stipulato al solo scopo di evitare il pagamento dei contributi previdenziali da lavoro subordinato.
Precisa meglio la Corte che il “finto consulente” è da considerarsi dipendente dal momento che risulta presente quotidianamente in azienda e le sue stesse dichiarazioni rese agli ispettori (“non ho superiori”) assumono valore confessorio rispetto all’esercizio di funzioni dirigenziali che di per sé non escludono l’assoggettamento al potere direttivo del datore, fattore che determina il carattere subordinato del rapporto di fatto instaurato.

Sentenza:

Corte di Cassazione – sentenza n. 9196 del 23 aprile 2014