Giuridicamente, le dimissioni del lavoratore, al pari di molti altri atti unilaterali, possono definirsi come una dichiarazione di volontà diretta a produrre effetti giuridici (in questo caso la risoluzione del rapporto di lavoro) che l’ordinamento riconosce e tutela; non vi è margine, quindi, per il datore di lavoro, per opporsi alle dimissioni o impedire che queste abbiano effetto.

In molti casi, specie per figure particolarmente qualificate, capita che il datore di lavoro investa molto, nella fase iniziale di inserimento, in termini di formazione e altre iniziative, per poi trovarsi di fronte a dimissioni presentate dopo poco tempo, senza aver avuto alcun “ritorno” dell’investimento.

Il datore di lavoro può cercare di attenuare il rischio che gli investimenti dedicati alla formazione professionale del lavoratore neo-assunto vadano a fondo perduto a fronte del prematuro abbandono del posto di lavoro da parte del lavoratore stesso, pattuendo già all’atto dell’assunzione (ma è possibile anche dopo) una clausola di durata minima garantita.

Tale possibilità è riconosciuta da giurisprudenza ormai consolidata (da ultimo la sentenza della Cassazione n. 21646 del 2016), ferme restando naturalmente la libera recedibilità durante l’eventuale periodo di prova e in presenza di una giusta causa di risoluzione del rapporto o di una sopravvenuta impossibilità nell’adempimento della prestazione.

La risoluzione anticipata del rapporto da parte del lavoratore, venendo meno al patto di durata minima, autorizza il datore di lavoro a veder risarcito il danno patito per l’insegnamento e la formazione impartiti, purché la relativa penale sia stata preventivamente quantificata e concordata tra le parti al momento della sottoscrizione del patto di durata minima.

E’ importante la giusta quantificazione dei reali costi di formazione sostenuti; ai fini della legittimità del patto, tali costi, come ribadito dal Tribunale di Velletri nella sentenza n. 305 del 21 febbraio 2017, devono giustificare l’interesse del datore di lavoro a poter beneficiare per un periodo di tempo minimo ritenuto congruo, del bagaglio di conoscenze acquisito dal lavoratore.