In caso di svolgimento di mansioni promiscue, la verifica se al lavoratore, che abbia svolto anche mansioni riconducibili ad un livello superiore rispetto a quello in cui è inquadrato, spetti il superiore  inquadramento e le relative differenze retributive, deve essere condotta non già limitandosi a confrontare in termini quantitativi semplicemente il tempo impiegato in una mansione o nell’altra, ma la comparazione dovrà spingersi ad analizzare la diversa qualità delle mansioni, dando prevalenza (e qui sta il punto) alla mansione caratterizzata da un maggiore contenuto professionale.

Questo importante ed interessante principio è stato sancito dalla sentenza in esame, dovendo la Cassazione pronunciarsi sul caso riguardante un gruppo di addetti ai servizi rampa di una società aeroportuale, i quali, allo scopo di sostituire due responsabili di turno per un periodo di oltre tre anni, erano stati assegnati ciascuno a mansioni superiori per diversi giorni al mese.

La Cassazione, confermando le sentenze di 1^ e 2^ grado, ha accolto le istanze dei lavoratori, precisando che l’esercizio aggiuntivo di mansioni di superiore livello contrattuale, se espletate in modo costante e sistematico e per un apprezzabile arco di tempo, determina il diritto all’inquadramento al livello più elevato e alle relative differenze retributive, dovendo considerare prevalente, nella comparazione delle mansioni, quelle di maggiore pregio professionale (qualità), anche se in termini di tempo impiegato risultavano prevalenti le mansioni inferiori (quantità).

Corte di Cassazione - n. 19725 dell'8 agosto 2017